· 

Superare la preoccupazione cronica - parte 1

“Che gli uccelli dell’ansia e della preoccupazione volino sulla tua testa, non puoi impedirlo;

ma puoi evitare che vi costruiscano un nido.” (Proverbio cinese)

 

La preoccupazione può essere utile nella forma del eustress quando cioè ci motiva ad intraprendere delle azioni o per farci carico di qualche problema nella nostra vita. La maggior parte delle persone ha però più familiarità con un’altra esperienza di preoccupazione, che possiamo definire come disstress, la quale conduce verso un vortice di dubbi riguardo se stessi e che porta alla paralisi dell’azione oppure a pensieri catastrofici circa come le cose potrebbero andare incredibilmente male in futuro. In questo secondo caso la preoccupazione interferisce con la ricerca di una vita equilibrata e pienamente consapevole proprio perché si viene rapiti da un flusso incessante di pensieri.

Fortunatamente, se si è disponibili ad investire un po' di energia e fatica, si possono apprendere delle abilità che  permettono di liberarsi dalla preoccupazione cronica.  I vantaggi del tempo speso nell’acquisire un nuovo modo di entrare in rapporto con la mente, superano di gran lunga i costi, quando ci si accorge che la preoccupazione cronica impedisce di perseguire i propri valori e obiettivi.

In generale, è difficile semplicemente pretendere di fermare i propri pensieri, talora corrono tanto impetuosi da creare dei vortici in cui si rischia di finire travolti. Se vi è mai capitato di fare esperienza di una preoccupazione persistente e di trovarvi nella condizione di “preoccuparvi per la vostra stessa preoccupazione”, potete ben capire come l’ansia possa creare dei loop da cui è difficile uscire. Ci si può ritrovare anche spaventati, irrequieti, con difficoltà a concentrarsi, con un respiro che si fa via via più affannoso, veloce e superficiale; amplificando ancora di più il pensiero che affligge il proprio animo.

 

Imparare a posticipare

 

Si tratta di imparare a permettersi di avere di questi pensieri spiacevoli e mettersi nella posizione di scegliere quando, dove e come occuparsi di questi pensieri. È un approccio che implica un atteggiamento consapevole di apertura, accettazione e non giudizio.

 

1. Scegliere un momento nella giornata in cui ci si può occupare della nostra preoccupazione (worry time). Programmare un momento e un luogo dove ci si può preoccupare dei problemi. Questo può essere ogni giorno, ad una certa ora, ad esempio dalle 15 alle 15.15, tempo durante il quale ci si accosta ai pensieri che preoccupano con piena consapevolezza. Questa abilità implica imparare ad osservare i pensieri senza cercare di analizzarli, sopprimerli o cacciarli via, ci si accosta con un atteggiamento di accettazione consapevole, evitando dunque di lottarci contro.

 

2. Postporre le preoccupazioni. È differente dall’evitare o cercare di controllare l’esperienza emotiva. Signifca che se nuove ragioni di preoccupazione si palesano, si può scegliere di registrarle: fermarsi e trascriverle da qualche parte. Mettere il pensiero da parte, in una sorta di lista delle preoccupazioni e continuare a impegnarsi in quello che si ritiene più importante.

 

3. Worry time. Impiegare il tempo che ci si è ritagliato per per permettersi di avere e stare con le proprie preoccupazioni, i pensieri spiacevoli. Ritagliarsi del tempo per riflettere su questi pensieri che si avuto premura di annotare durante la giornata e orientarci l'attenzione. Forse le preoccupazioni che si è trascritto durante la giornata non sembrano più così importanti. Potreste soffermarvi a notare com’è osservare in piena consapevolezza questi pensieri che causano preoccupazioni, ricordatevi che sono meramente dei pensieri.

 

La ragione per cui postporre le preoccupazioni può essere efficace, è perché si impara ad abbandonare l’abitudine di restare impigliati nei pensieri che incutono ansia non appena si manifestano. Questi pensieri non hanno più il potere di distogliere dall' intento di avere una vita piena perché si sono sviluppate nuove abilità per gestire efficacemente il rischio di rimuginare. Non c’è bisogno di negare, evitare o sopprimere i pensieri con questo approccio, si salva da qualche parte i propri pensieri, per tornarci più tardi. Una volta che si avrà familiarizzato con questo nuova modalità, quella di posticipare i pensieri che mettono in ansia, si inizierà ad imparare a gestire con più consapevolezza la propria esperienza emotiva.

 

 

 

Scrivi commento

Commenti: 0