Litigare in un rapporto di coppia

Avere dei conflitti nei rapporti di coppia è normale e può avere un senso evolutivo perché la coppia, come un organismo, è in continuo cambiamento. Litigando si può ristabilire un nuovo equilibrio, più funzionale al particolare momento che la coppia sta vivendo

Litigare permette un migliore adattamento a corpi che cambiano, a nuovi bisogni ed esigenze.

Litigare può essere funzionale ad un chiarimento, ad una maggiore intimità; tuttavia può anche ferire e allontanare.

Diventa importante, allora, riuscire a litigare in maniera costruttiva, che avvicini e che offra possibilità di chiarire. L'obiettivo è quello di dare una chance alla relazione di coppia.

In questa pagina puoi trovare degli utili suggerimenti per superare i momenti più difficili nella vita di coppia.

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La dipendenza dal digitale

Per molti di noi il primo sguardo assonnato del mattino come l‘ultimo della giornata, prima di andare a coricarsi, è sul display del nostro smartphone. Durante la giornata, prenderemo in mano il telefono decine se non centinaia di volte, sia che vogliamo uscire con i nostri amici sia che  siamo impegnati in una riunione di lavoro. Molte persone diventano dipendenti da automatismi che ricordano i gesti che accompagnano la dipendenza dalla sigaretta. La differenza rispetto alla sigaretta è che lo smartphone non promette alcuna dose di nicotina, bensì una scarica di dopamina ad ogni novità (es. notifiche dai diversi social network, cambiamenti di stato del profilo, etc.)

 

Lo smartphone unisce incredibilmente moltissime funzioni in un unico device  mobile e piccolo nelle dimensioni. Per molti utenti il telefonino sostituisce la propria agenda, piantina della città, il biglietto del treno, il lettore musicale, la sveglia, il portafoglio, la foto- e video- camera. Lo smartphone permette alle persone più timide di superare la timidezza nella comunicazione con l‘Altro, alle persone che tenderebbero a perdersi perché distratte la strada corretta, offre alle persone che si annoierebbero modalità per intrattenersi attraverso i video, i giochi, ..

 

Questo potente strumento attrae e cattura la nostra attenzione ed è per molti un prolungamento del proprio Io. Talora il rapporto con il telefono diventa simbiotico, esso genera nuovi bisogni, sembra soddisfarli e influenza prepotentemente la nostra vita sociale.

 

D‘altra parte, la vita con lo smartphone può essere anche molto stressante perché si è sempre raggiungibili, bombardarti continuamente da nuove informazioni e distratti da quello che ci accade nel qui e ora. Forse qualcuno si è giù posto la domanda in quale misura riesca a restare presente a sé e alla persona che ha di fronte non appena sente la vibrazione del telefono o se in realtà non sia già altrove con il pensiero. 

 

Estrarre il telefono dalla borsa o dalla tasca è diventato per molti un riflesso; abbiamo appreso a nutrire costantemente il nostro cervello (ormai insaziabile) di nuove informazioni, le pause sono diventate molto rare, abbiamo come l‘impressione che il tempo proceda molto più velocemente, abbiamo perso la capacità di stare in contatto con il presente…

 

Per molte persone si tratta trovare un equilibrio con il digitale ormai perduto. Se pensate di essere diventati dipendenti dal telefono o da internet e volete ristabilire un rapporto più sano con le nuove tecnologie qui potete trovare un elenco di suggerimenti concreti per riprendere in mano la vostra vita.

 

 

 

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Il senso della rabbia

La rabbia è un'emozione innata nell'essere umano, si tratta cioè di un'emozione universale e presente fin dalla nascita. Una sorta di schema innato che prende la forma dell'attacco verbale e/o fisico ed alla sua base vi è un'importante attivazione fisiologica (aumento del ritmo cardiaco, del ritmo respiratorio, della pressione sanguigna,  della secrezione di adrenalina e noradrenalina, ...) in altre parole, l'organismo si prepara ad attaccare ed ad aggredire. Questo  schema così primitivo fonda le proprie radici nell'evoluzione umana e poteva costituire molto tempo addietro una risposta efficace ad una situazione difficile, oggi nella società della complessità, la rabbia sembra aver perso il significato di una risposta adattiva e talora può venire giudicata addirittura sconveniente.

In realtà, la rabbia ha ancora un'importante significato nella società odierna: costituisce un valido campanello di allarme. Ci dice che c'è qualche cosa che non va nella nostra vita, nelle nostre relazioni, nella situazione attuale su cui occorre portare la nostra attenzione perché ce ne facciamo carico. Sicuramente, la rabbia non è un buon problem solver, quando siamo in collera, spesso è meglio astenersi dal prendere decisioni importanti e/o prendere la situazione di petto. C'è troppa animosità, molto probabilmente si scadrebbe nello scontro con il rischio di compromettere il rapporto e/o la relazione. E' pur vero che anche trattenersi e ignorare i nostri veri sentimenti non va certo bene, non è salutare e non si fa neanche un bel servizio all'altro. Il rischio è che si creino troppe questioni non risolte, nodi da sciogliere che ci possono allontanare dall'altro, facendoci sentire rancore e risentimento.

Da ricercare invece è l'assunzione di un comportamento flessibile e valutare quando è opportuno esprimere la nostra rabbia e quando è invece conveniente trattenersi. Si ritiene importante anche saper modulare la rabbia e litigare in maniera costruttiva (l'inglese, rende bene l'idea, si parla infatti di fair fighting). Si tratta di abilità e competenze che possono migliorare i rapporti e avvicinare l'altro, il quale prendendo consapevolezza dei nostri bisogni ed esigenze può finalmente farsene carico e dimostrare premura.

Occorre stare attenti ad evitare un linguaggio accusatorio che mira a evidenziare quello che non va nell'altra persona ma piuttosto esprimere all'altro ii nostri sentimenti, i bisogni, le paure nella relazione là dove hanno ragione d'essere perché l'altro li possa accogliere e trasformare in riguardo per la nostra persona.

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Dipendenza affettiva

L'essere ossessionati da una persona o una relazione e chiamare questa ossessione amore è un fenomeno che viene sempre più riconosciuto come problema serio e pervasivo. Nella dipedenza affettiva la persona è eccessivamente preoccupata dell'altro che diventa l'unica figura di interesse rispetto ad ogni altro aspetto della propria vita che va sullo sfondo. La persona può fantasticare per un'infinità di tempo circa la relazione o la persona amata. Si tratta di un comportamento "fuori misura", in cui prevale l'ansia e non il piacere per la presenza dell'altro. Frequentemente vi è un comportamento di controllo per placare l'ansia e la paura dell'abbandono, e quindi per trattenere la persona, la relazione o i sogni che si sono proiettati su questa. Arrivati a questo punto, molto spesso il rapporto si deteriora e il partner reagisce male perché intimidito, arrabbiato o sovverchiato da tante attenzioni. Non sempre però il rapporto termina, talora si instaura un circolo vizioso per cui si pretende che tutto vada bene (negazione di parte della realtà) con un crescendo di stress e sofferenza.

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Stress, ansia e depressione

La vita è piena di sorprese, problemi, soddisfazioni e crisi. Se ci si sente sopraffatti dalle cose da fare, dai pensieri e preoccupazioni, allora è probabile che si sia "stressati". Lo stress per eventi avversi può essere la ragione di ansia e depressione. Infatti, un tipo di reazione alle avversità è il ritiro, la chiusura, l'isolamento (depressione), la reazione opposta è l'ipermobilizzazione di energia , la preoccupazione e l'agitazione (ansia). Se è vero che non possiamo cambiare il passato o gli eventi, possiamo tuttavia individuare modalità di reazione a situazioni avverse che siano più efficaci. Ad esempio può essere efficace affrontare la situazione in maniera più flessibile. Ci si può chiedere ad es. se è possibile che non si debba affrontare tutta la situazione da soli. A volte, delegare o chiedere aiuto può essere parte della soluzione. Ancora, è possibile spostare parte del problema più in là, in futuro. Si potrebbe stilare una lista delle priorità e affrontare dapprima la problematica più importante. Si sono affrontate in passato situazioni anche se di poco simili? Guardando il passato si può capire cosa ha funzionato bene e cosa ha funzionato meno bene. Conosci qualcuno che ha dovuto affrontare una situazione di questo tipo prima? In genere, non siamo soli ad affrontare un determinato evento sia esso una malattia, i debiti, una separazione, etc... C'è una parte del problema che può essere modificata più facilmente rispetto all'intero? E' possibile che la situazione cambi nel tempo (anche se solo in parte)? Etc. Queste domande rimandano al concetto di possibilità e dunque aprono alla speranza di un cambiamento, adattamento o anche solo un sollievo.

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Depressione ed emozioni

Il sistema di pensiero di una persona tende alla coerenza interna ed è influenzata dall'umore. Quando una persona è depressa, le vengono in mente naturalmente solo pensieri, immagini e sensazioni negativi. Prevale un senso di impotenza, la speranza viene meno e compare una tendenza alla svalutazione di sé. Viste le premesse, quando si è depressi è bene non basare le proprie decisioni sulle sensazioni e stati d'animo. Ci si può sentire così male che si limitano le attività, si evitano gli altri e ci si comincia a odiare. Questa modalità di affrontare la situazione non fa altro che aggravare la depressione. Piuttosto che basare le proprie decisioni su emozioni e stati d'animo negativi è bene prendere decisioni utili a superare i sentimenti depressivi.

 

Questo non vuol dire ignorare le emozioni, tutt'altro. La psicopatologia è spesso proprio il risultato di un tentativo di evitare l’esperienza di sensazioni ed emozioni squisitamente umane e spesso inevitabili come il dolore, l’ansia, la tristezza. 

Non si tratta di evitare ma invece di prendere consapevolezza dell’esperienza interiore nel qui e ora (nel momento presente) senza valutazioni o giudizi, con apertura e recettività, lasciando che i propri pensieri (le proprie narrazioni) vadano e vengano. Osservando i propri eventi interiori in questo modo anche i pensieri più dolorosi e le emozioni o i ricordi più negativi diventano meno minacciosi, e riducono il loro impatto e la loro influenza sulla nostra vita.

 

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Depressione e sentirsi stanchi/affaticati

Nella depressione si avverte spesso affaticabilità e assenza di energia; la stanchezza non è dovuta ad uno sforzo fisico ma piuttosto dal disimpegno da ogni situazione. Può apparire paradossale perché parliamo di una stanchezza che aumenta con l'inattività e la persona prova sollievo quando compie sforzi fisici. L'inerzia, la stagnazione porta ad un abbassamento del livello di umore; l'attività promuove un senso di benessere. Muoversi è sempre una buona esperienza per chi vive esperienze depressive: dopo una passeggiata l'umore può migliorare per diverse ore. La persona depressa può sentirsi affatto motivata a compiere qualsiasi sforzo, ma la motivazione a muoversi non arriva quando l'umore è basso, il corpo permane inerte e privo di energia; il permanere di questo stato di cose può esasperare il senso di disperazione e impotenza. Il riposo non è ristoratore e l'energia non viene recuperata. Quando si inizia a muoversi, la stanchezza diminuisce e il corpo si rianima.

Si tratta di vincere il senso di inerzia che fa sentire bloccati, immobilizzati. Come può accadere? Avete mai provato a spingere un oggetto particolarmente pesante? Di solito la parte più difficile e quella di vincere l'inerzia e quando l'oggetto comincia a muoversi è più facile da spostare. La liberazione di endorfine a livello cerebrale farà il resto e la persona potrà avvertire, anche se momentaneamente, sollievo ed una ritrovata sensazione di benessere.

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Ragazzi sempre più svogliati, demotivati, disinteressati a fronte di un vuoto relazionale e di prospettive future (parte 2°)

Si sono diffuse inoltre negli ultimi anni le forme di iperattività con deficit d’attenzione, alcune verosimilmente associate a un vero e proprio stato di malattia. In altri casi il tratto iperattivo e le difficoltà attentive appaiono più sfumati e coinvolti con elementi relazionali e ambientali, risentendo semplicemente di interventi psico-pedagogici o di un approccio alle dinamiche familiari. Il bambino iperattivo, comunque, esposto alle inevitabili reazioni negative degli adulti, è a rischio per lo sviluppo di forme disreattive e oppositive, per una riduzione dell’autostima e per un facile approdo ad esperienze con le sostanze da abuso.

 

Importante diviene una diagnosi precoce che verifichi, se le problematiche dell’attenzione sono confinate alla scuola e quindi meno preoccupanti, o presenti in più setting, quali il gioco, lo sport e l’ambiente domestico. Ancora più problematica, come forma di disagio che può accompagnare il bambino dall’epoca che precede la scuola alla fine dell’adolescenza, è il disordine della condotta: questo bambino, portato ai conflitti, agli agiti violenti,a mentire e rubare sistematicamente, a fuggire di casa adattandosi a vivere in ambienti marginali, non è in grado di accettare anche minime regole di comportamento. Il suo modo di essere lo rende rapidamente impopolare nei confronti dei coetanei e degli insegnanti, con una conseguente cristallizzazione della identità personale sino all’età adulta, e alla evoluzione nella personalità antisociale.
Al polo opposto, capita di incontrare un bambino caratterizzato da timidezza estrema, tendenza all’evitamento e all’ansia sociale. L’ansia da separazione nei confronti dei genitori e una tendenza ai disturbi psicosomatici si manifestano in combinazioni variabili in questi adolescenti: si tratta di un bambino facile ad ammalarsi, con una madre eccessivamente preoccupata e possessiva, con un temperamento che tende all’evitamento del pericolo ed abituato a un continuo supporto sul versante emotivo.

A costituire quadri sub-clinici di disagio, si devono anche considerare le forme non conclamate dei disturbi dell’alimentazione; condizioni che, senza presentare i criteri diagnostici della vera e propria anoressia e bulimia, appaiono indurre notevoli alterazioni della qualità dell’alimentazione, con significativi squilibri nei confronti della componente carboidratica, degli zuccheri semplici, e la irregolarità dell’assunzione del cibo, confinata al di fuori dei pasti principali.

Da ultimo non è possibile dimenticare le problematiche che, nel nostro tempo, coinvolgono gli adolescenti rispetto allo sviluppo dell’identità di genere: non è raro imbattersi in condizioni che, in relazione al venir meno delle connotazioni del genere maschile e femminile culturalmente accettate sino a qualche anno fa, presentino, indipendente da una omosessualità vera e propria, difficoltà alla identificazione con il proprio genere e alla interazione con l’altro sesso.

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Steve Jobs addressed to students at Stanford

"...Remembering that I'll be dead soon is the most important tool I've ever encountered to help me make the big choices in life. Because almost everything — all external expectations, all pride, all fear of embarrassment or failure - these things just fall away in the face of death, leaving only what is truly important. Remembering that you are going to die is the best way I know to avoid the trap of thinking you have something to lose. You are already naked. There is no reason not to follow your heart."

Steve Jobs

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